I soccorritori del soccorso alpino possono essere impegnati in attività molto complesse che possono mettere in pericolo la loro stessa vita. Soprattutto, poter contare su un’attrezzatura affidabile, aumenta le possibilità di successo del soccorso e quindi anche quelle di salvare la vita delle vittime. Per questo C.A.M.P. ha voluto sviluppare un’imbracatura anticaduta capace di soddisfare le esigenze specifiche dei soccorritori impegnati nelle operazioni di soccorso alpino.

Il soccorso alpino oggi

Come anticipato, i soccorritori del soccorso alpino possono essere chiamati ad operare nelle situazioni più disparate e spesso anche molto complesse. Questo in conseguenza ad una serie di fattori. Infatti, basta seguire le cronache o i social e quotidianamente si trovano notizie di persone disperse o infortunate in collina o in montagna. Ad esempio, dal fungaiolo che si perde nella nebbia, all’alpinista preparato che si trova comunque in una situazione molto critica.
Ci sono anche situazioni non così scontate e anzi sempre più frequenti come ad esempio, i cosiddetti “merenderos” che affrontano percorsi più o meno impegnativi senza alcuna esperienza. Per chi non lo conoscesse, il merenderos è un tipo particolare di escursionista che si trova sui sentieri di montagna ed è facilmente riconoscibile. Infatti, ha un abbigliamento e un atteggiamento più adatto ad un aperitivo in piazza che ad un ambiente naturale.

E naturalmente vorrebbe trovare le stesse comodità e la stessa sicurezza di un ambiente urbano.

Donna in scarpe da ginnastica su un ghiacciaio
Turista in sneakers e jeans su un ghiacciaio a 4000m finita sulla cronaca di Aosta.

Sicuramente, ad aumentare il numero degli interventi del soccorso alpino intervengono anche i cambiamenti climatici. Infatti, la situazione climatica sempre più imprevedibile rende le previsioni più difficili e con eventi spesso di forte impatto. Ad esempio, con le piogge torrenziali sono aumentate frane e smottamenti in montagna e collina mentre il riscaldamento repentino provoca valanghe e slavine. Programmare un’uscita in maniera corretta è diventato parecchio difficile: infatti, nella stessa giornata le condizioni meteorologiche e la temperatura possono variare in modo inaspettato.
La situazione peggiora ulteriormente quando le persone che affrontano la montagna lo fanno con molta leggerezza. Ad esempio, con un abbigliamento non adeguato, una preparazione fisica insufficiente e senza un’adeguata preparazione psicologica.

Spesso si trovano persone che usano ramponcini o catenelle dove servirebbero ramponi e piccozza.

Inoltre, con l’avvento delle e-bike sono aumentati anche gli incidenti in bicicletta che quasi sempre sono dovuti alla poca esperienza e preparazione. Tante persone, infatti, approfittano della facilità data dal mezzo per salire sentieri altrimenti impraticabili. I problemi però si presentano al momento di dover scendere per tornare indietro e alla prima difficoltà non sanno come uscirne. Tipica situazione in conseguenza della quale arriva la chiamata al soccorso alpino.

Il soccorso in ambiente impervio è normalmente svolto dai volontari del CNSAS (Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico) o dal nucleo SAF (Speleo Alpino Fluviale) dei Vigili del Fuoco. Oppure anche dal SAGF (Soccorso Alpino Guardia di Finanza).

Infine, in alcune regioni è significativa anche la presenta del nucleo SMTS (Soccorso con Mezzi e Tecniche Speciali) della Croce Rossa. Un grande lavoro per il soccorso alpino Alto Adige è svolto dall’Aiut Alpin Dolomites, un’organizzazione di soccorso alpino che opera in Val Gardena e nelle valli limitrofe.
Quindi, gli interventi di soccorso alpino sono i più disparati e con tecniche completamente diverse. Ad esempio, in appennino o in montagna a bassa quota, i più frequenti sono sicuramente dovuti a persone disperse o bikers che si infortunano. Tutte persone sopraffate dalla stanchezza o da infortuni e che non riescono a rientrare.

Invece, salendo di quota o di difficoltà, gli interventi sono legati ad infortuni in parete o in grotta, slavine, incidenti in canyon o anche incidenti su percorsi di montagna.

La difficoltà di un intervento di soccorso alpino è che raramente si riesce a raggiungere il luogo dell’intervento con mezzi motorizzati. Inoltre, l’intervento dell’elicottero sarebbe riservato ai casi veramente gravi o dove l’accesso è impossibile in altro modo. Però, spesso non può volare a causa delle cattive condizioni meteo o scarsa visibilità.

Pertanto, di frequente i soccorritori devono farsi portare più vicino possibile alla zona e poi proseguire a piedi con tutta l’attrezzatura.

Una volta raggiunto l’infortunato, stabilizzato e caricato in barella, devono raggiungere sempre a piedi la zona di incontro con i mezzi di soccorso. Per questo motivo, l’imbracatura anticaduta deve essere estremamente leggera ed ergonomica. Le caratteristiche sono quelle derivanti dagli imbrachi da montagna, ma con certificazioni come quelli da lavoro.
Infine, ricordo che anche i volontari sono comunque soggetti alla normativa 81/08. A questo proposito consiglio la lettura del mio articolo Soccorritori volontari: alcuni aspetti legali sull’obbligo di utilizzo dei DPI.

Air Rescue Evo: l’imbracatura di C.A.M.P. per i soccorritori

Il reparto ricerca e sviluppo di C.A.M.P. ha sviluppato un’imbracatura anticaduta particolarmente adatta per il soccorso alpino e in ambiente impervio. Si chiama AIR RESCUE EVO ed è composta da due parti. La parte bassa si chiama AIR RESCUE EVO SIT e la parte alta si chiama invece AIR RESCUE CHEST.

l’imbracatura Air Rescue Evo di C.A.M.P. per il soccorso alpino
l’imbracatura Air Rescue Evo di C.A.M.P. per il soccorso alpino

La parte bassa è progettata sulla base di un buon imbraco da arrampicata utilizzato per lunghe permanenze in parete.

imbracatura Air Rescue Evo di C.A.M.P.
imbracatura Air Rescue Evo di C.A.M.P.

Ha due regolazioni in vita e con fibbie in alluminio per potersi meglio adattare a più strati di abbigliamento. Inoltre, i cosciali sono imbottiti e regolabili.
Di fianco alle fibbie troviamo invece dei piccoli elastici utili per raccogliere l’eccedenza delle fettucce ed evitare che provochino impigliamenti pericolosi.

I cosciali sono collegati al cinturone nella parte posteriore con due fettucce elastiche regolabili.

Questo permette ai cosciali di rimanere sempre nella posizione migliore senza dare fastidio durante la camminata.
Nel cinturone poi, molto ampio nella parte posteriore e ben imbottito, troviamo un attacco ventrale certificato EN 813 e EN 12277. Questo permette di facilitare la progressione e il posizionamento.
Nella parte posteriore dell’imbracatura, invece, si trova una maniglia utile per una presa di aiuto per la movimentazione.
Questa imbracatura per il soccorso alpino è dotata di quattro portamateriali. Due si trovano nella parte anteriore e sono rigidi e sagomati verso l’esterno, utili per una maggiore comodità di gestione dei materiali. Gli altri due si trovano invece nella parte posteriore più morbidi e con sagomatura classica.

Nell’anello ventrale è invece inserito il sistema di collegamento al pettorale, con una regolazione della lunghezza.

Questa regolazione è molto importante, perché una volta in sospensione l’operatore può ridurre la distanza tra la parte superiore e quella anteriore. In questo modo può sistemarsi facilmente in una posizione più verticale o più raccolta a seconda della sua comodità. La facile regolazione della lunghezza di connessione permette quindi di avere massima libertà nel movimento a terra, per poter poi immediatamente accorciarla per la fase di verricellata
Questa connessione molto corta permette di avere una posizione di sospensione molto più verticale di altre proposte alternative in commercio. Il vantaggio è quindi di evitare gli effetti di rotazione causati dal flusso delle pale dell’elicottero, fondamentale per macchine grosse.

Il pettorale si collega all’imbraco facendo passare la fettuccia anteriore attraverso una apposita asola della longe che proviene dalla parte bassa.

Successivamente, viene poi fermata in una fibbia in alluminio regolabile. Il pettorale è ben imbottito e traspirante. Inoltre, unendo le due parti l’imbraco è certificato EN 361, pertanto imbraco anticaduta e per lavori su fune. Una volta collegato il pettorale, troviamo in cima al sistema due asole, una sopra l’altra, che servono al collegamento con il sistema di recupero.

La doppia asola sternale è concepita per poter agganciare il verricello nell’asola superiore e appendere lo zaino o la barella scarica nell’asola inferiore (quindi è possibile evitare l’uso dell’omino). L’asola inferiore si può usare anche per connettere un’altra persona. Questo normalmente non è fatto, ma in caso di urgenza senza aver disponibilità dell’omino è fattibile e sicuro. Infine, l’asola inferiore è utile anche al collegamento con funi, anticaduta, discensori o bloccanti.

pettorale imbracatura Air Rescue Evo di C.A.M.P.
pettorale imbracatura Air Rescue Evo di C.A.M.P.

L’imbracatura anticaduta AIR RESCUE EVO per il soccorso alpino è prodotta in tre taglie.

Non per ultimo, è importante sapere che all’imbracatura AIR RESCUE EVO è possibile collegare l’accessorio Air Rescue Evo Pocket. Si tratta di una tasca applicabile con velcro e chiusa con cerniera, che può contenere la longe di sicurezza o altri accessori.

Accessorio Air Rescue Evo Pocket per l’imbracatura Air Rescue Evo di C.A.M.P. per il soccorso alpino
Accessorio Air Rescue Evo Pocket per l’imbracatura Air Rescue Evo di C.A.M.P. per il soccorso alpino

Come tutte le imbracature di C.A.M.P., anche la Air Rescue EVO adatta per il soccorso alpino è testata per utilizzo fino a 150 Kg dell’operatore.

Inoltre, è dotata del tag C.A.M.P. NFC TRACK. Infatti, attraverso la piattaforma C.A.M.P. G.T.S. Gear Tracking System basata sul sistema Exteryo Safety, permette una facile gestione del DPI per l’immagazzinamento e i controlli ispettivi periodici.
Per un approfondimento sul sistema Exteryo Safety ti consiglio la lettura del mio articolo Gestione DPI: tutto più semplice e sicuro con il software Exteryo Safety 4.0.

Anche per questa imbracatura si è tenuto conto della ricerca che C.A.M.P. ha portato a termine negli scorsi anni in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano Bicocca.

Con il Dipartimento di Scienze della Salute, Ambulatorio di Fisiologia Clinica e dello Sport è stata studiata la sindrome da sospensione e come ridurne gli effetti.
È una ricerca unica nel suo genere e che nessun’altra azienda in Italia ha mai fatto. In base ai risultati ottenuti C.A.M.P. ha progettato tutti i nuovi dispositivi.
Se volete consultare le relazioni conclusive potete scaricare la fase 1 e la fase 2 del progetto.

Garanzia imbracatura per il soccorso alpino

L’imbracatura per il soccorso alpino Air Rescue Evo di C.A.M.P ha una garanzia di 3 anni contro ogni difetto del materiale o di fabbricazione, a partire dalla data di acquisto.

Scadenza imbracatura per il soccorso alpino

La durata di vita dell’imbracatura per il soccorso alpino Air Rescue Evo di C.A.M.P è di 10 anni a partire dalla data del primo utilizzo del prodotto e sono previsti al massimo due anni di stoccaggio.
La scadenza non può in ogni caso protrarsi oltre la fine del dodicesimo anno dalla fabbricazione. Ad esempio, se l’anno di fabbricazione è 2020, la durata di vita arriva fino a tutto il 2032.

Manutenzione imbracatura per il soccorso alpino

Come tutti i DPI di III^ categoria, anche l’imbracatura per il soccorso alpino Air Rescue Evo di C.A.M.P è soggetta a controlli pre e post uso. Inoltre, è prevista un’ispezione completa al massimo ogni 12 mesi da parte di persona competente ai sensi della norma EN 365:2008.

Le altre imbracature di C.A.M.P.

Il catalogo di C.A.M.P. è molto ampio e con prodotti capaci di soddisfare qualsiasi tipo di esigenza. Ho parlato delle altre imbracature di C.A.M.P. in questi articoli:

Se pensi che l’imbracatura per il soccorso alpino Air Rescue Evo possa essere adatta per la tua attività, richiedi un test gratuito nella tua sede compilando il Modulo Richieste.

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