Il lavoro in solitario è una delle situazioni più pericolose nello svolgimento delle attività lavorative. Dal 2020, con la riduzione del personale in campo a causa della pandemia, sta interessando tutte le tipologie di aziende indipendentemente dal contesto lavorativo e dalle mansioni svolte.
Fino a qualche tempo fa la tipologia di lavoratore rientrante nella definizione di lavoro in solitario era principalmente il guardiano, il sorvegliante, il manutentore, ecc. Oggi, può esserlo anche l’amministrativo o l’operatrice dello sportello. Questo perché lo smart working ha ridotto la presenza contestuale di più lavoratori anche in ambiti diversi da quelli solitamente noti.
Ne deriva che ogni Responsabile della Sicurezza non può ignorare una situazione che non è nuova, ma che certamente comporta delle scelte importanti.

Come scegliere quindi la soluzione più adatta, in caso di emergenza, per gestire una procedura operativa per lavoro in solitario?

Diciamo subito che non esistono regole fisse. Idealmente, anche uno smartphone con un’app per lavoro in solitario dedicata potrebbe essere utilizzato come dispositivo per la generazione di allarmi. Va però tenuta in considerazione l’attività lavorativa svolta in quanto i contesti di lavoro potrebbero essere totalmente diversi.
Pensiamo ad esempio, alla figura di un contabile e di un manutentore che lavorano nella stessa azienda. Svolgono lavori diversi e in orari potenzialmente diversi, ma potrebbero essere entrambi da soli nello svolgimento delle attività. Quindi entrambi svolgono un lavoro in solitario. I rischi possono essere molteplici come ad esempio, un’aggressione, un malore, un attacco di panico o anche l’esposizione a gas nocivi/tossici, ecc. Conseguentemente è fondamentale un’analisi reale dei rischi in cui potrebbe incorrere il lavoratore in solitario.

Lavoro in solitario definizione

Per dare una definizione di lavoro in solitario possiamo considerare quanto dichiarato dall’ente canadese CCOHS – Canadian Centre Occupational Health and Safety: A person is “alone” at work when they are on their own; when they cannot be seen or heard by another person”.

Traduzione:

Al lavoro una persona è “sola” quando non può essere vista o sentita da un’altra persona e quando non può aspettarsi una visita da un altro lavoratore”.

Lavoro isolato normativa

Nel D.Lgs. 81/08, pur trovando accenni a lavori in cui un operatore non debba rimanere da solo, non esiste una sezione specifica dedicata al lavoro in solitario. Nel panorama normativo italiano un po’ deficitario, possiamo trovare un riferimento alla valutazione dei rischi nel lavoro in solitario nel D.M 388/2013, Art. 2, Comma 5:

Nelle aziende o unità produttive che hanno lavoratori che prestano la propria attività in luoghi isolati, diversi dalla sede aziendale o unità produttiva, il datore di lavoro è tenuto a fornire loro (oltre al pacchetto di medicazione) un mezzo di comunicazione idoneo per raccordarsi con l’azienda al fine di attivare rapidamente il sistema di emergenza del Servizio Sanitario Nazionale”.

I 5 criteri di gestione delle emergenze nel lavoro in solitario

Indipendentemente dalla soluzione scelta è fondamentale che il lavoratore in solitario possa avvisare il proprio responsabile in merito ad una situazione di pericolo, sia volontariamente che automaticamente.
Sul mercato esistono diverse tipologie di soluzioni per gestire le emergenze nel lavoro in solitario che possono essere basate su infrastrutture di tipo cellulare/radio/cordless.

Però, nessuna soluzione potrà mai dare la garanzia assoluta che un allarme sarà sicuramente gestito.

Si tratta quindi di limitare il più possibile il rischio facendo sempre un sopralluogo tecnico delle zone interessate.
Sicuramente le soluzioni basate su tecnologia cellulare sono le più comuni e le più semplici da adottare. Infatti, non richiedono quasi mai interventi strutturali in quanto sono i classici operatori telefonici a predisporre adeguatamente la relativa connettività. Questo è sicuramente un elemento da tenere in assoluta considerazione quando si approccia lo scenario delle soluzioni disponibili per il lavoro in solitario.
Quindi, vediamo quali sono i criteri da considerare e che un sistema per la gestione delle emergenze derivanti dal lavoro in solitario deve essere in grado di fare.

1. Fornire il posizionamento geografico del lavoratore in solitario

Il criterio del posizionamento geografico nel lavoro in solitario, sia in spazio aperto che in ambiti indoor, è chiaramente un aspetto di primaria importanza. Infatti, conoscere con esattezza la posizione di un lavoratore in solitario in pericolo, permette alla squadra di emergenza o di intervenire tempestivamente con le operazioni di soccorso.
Sottolineo che la rilevazione del posizionamento geografico deve avvenire senza invadere o violare la privacy del lavoratore. Questo, infatti, non significa monitorare/controllare il lavoratore isolato per esigenze differenti rispetto alla sicurezza poiché la privacy di ognuno è un diritto imprescindibile.
Sicuramente, soluzioni che non consentono di monitorare il lavoratore SOLO in caso di allarme non potrebbero essere prese in considerazione.

2. Minimizzare l’assenza di connettività

Il secondo criterio che un sistema per la gestione delle emergenze nel lavoro in solitario deve essere in grado di soddisfare è quello di sopperire alla mancanza di connettività. Per quanto gli smartphone di ultima generazione siano performanti, non si potrà mai garantire la presenza di connettività.
Lo smartphone collegato alla rete 4G utilizza, infatti, le celle di comunicazione di un singolo operatore telefonico tramite la SIM card. La SIM, essendo di tipo voce, richiede una certa connettività/banda telefonica. Ne deriva quindi che, se mi trovo in spazio aperto, con molta probabilità non avrò problemi di connessione. Non potrò però considerare con la stessa certezza il lavoratore in solitario in uno spazio confinato o in una zona di montagna.

3. Consentire la comunicazione fra il lavoratore in difficoltà e gli addetti al monitoraggio

Il terzo criterio da soddisfare nella gestione delle emergenze nel lavoro in solitario è la comunicazione. A fronte di un allarme (caduta/aggressione/esposizione a gas nocivi/tossici/ecc.) la soluzione adottata deve consentire al lavoratore in solitario di poter comunicare – se cosciente – cosa è accaduto. E’ importante considerare che ad esempio, un’aggressione presenta criticità diverse da un’intossicazione.
La reale consapevolezza di quanto accaduto può determinare nella squadra di emergenza la necessità di utilizzare una strumentazione specifica. Ad esempio, a fronte di una caduta o di una aggressione, il lavoratore isolato in difficoltà potrebbe aver bisogno di essere soltanto supportato sull’immediatezza dell’intervento.

4. Essere funzionale alle attività svolte

Il quarto criterio che un sistema di gestione delle emergenze nel lavoro in solitario deve soddisfare è la sua funzionalità rispetto alle attività svolte. Ad esempio, immaginiamo un manutentore che, in condizione solitaria, debba svolgere un’attività in uno spazio confinato.
In casi come questi i rischi sono duplici. In primo luogo, il lavoratore è solo e quindi dovrebbe utilizzare uno strumento che gli consenta l’invio di un allarme volontario e/o automatico. Secondariamente, è potenzialmente esposto a gas nocivi/tossici e quindi dovrebbe utilizzare un rilevatore di gas che possa avvisarlo PRIMA di essere esposto.
Utilizzerà quindi due strumenti indispensabili, ma non integrati fra loro.

5. Rilevare automaticamente una situazione di pericolo

Eccoci arrivati all’ultimo, ma non meno importante, criterio che un sistema di gestione delle emergenze nel lavoro in solitario deve soddisfare. In tutte le situazioni in cui non è possibile generare volontariamente un allarme ad esempio, in caso di caduta o malore, vanno adottate soluzioni affinché questo avvenga automaticamente. In questo caso, è il sistema adottato che deve validare una situazione di pericolo laddove il lavoratore in solitario non sia in grado di farlo volontariamente.
Anche nella situazione più estrema – il malore senza un impatto con il suolo – vanno adottate soluzioni che non siano mirate soltanto all’analisi della posizione. Infatti, deve essere considerata anche l’assenza di movimento, considerando sempre eventuali handicap del lavoratore (ad esempio l’epilessia).

La soluzione di Blackline Safety

Sono convinto che anche tu consideri fondamentali questi criteri nell’analisi del rischio nel lavoro in solitario. Se però non hai una conoscenza approfondita delle soluzioni sul mercato potrai far riferimento ai sistemi e ai professionisti della sicurezza connessa di Blackline Safety.

Blackline Safety è l’unica azienda al mondo in grado di:

  • Utilizzare la tecnologia GPS in spazio aperto e delle antenne Beacon per la geolocalizzazione indoor, rispettando la privacy del lavoratore tramite la rimozione del tracking GPS;
  • Consentire un’eccezionale connettività dei propri strumenti grazie alla SIM multioperatore già integrata ed attiva in +100 paesi nel mondo;
  • Permettere la comunicazione fra dispositivi in modalità walkie talkie (PTT) senza limiti geografici e/o di poter effettuare comunicazioni bidirezionali tra il lavoratore isolato e la squadra di emergenza in caso di allarme;
  • Personalizzare un hardware UNICO che il lavoratore potrà “indossare” (come i classici DPI) per generare sia allarmi volontari (SOS emergenza e/o silenzioso) che allarmi automatici (uomo a terra/assenza movimento/monitoraggio periodico/rilevazione dei gas);
  • Integrare un accelerometro e dei giroscopi per il monitoraggio di cadute e/o assenze di movimento senza i falsi allarmi tipici delle soluzioni che lavorano esclusivamente sulle variazioni delle posture.

Per un approfondimento sul sistema di Blackline Safety consiglio la lettura dell’articolo Dispositivo uomo a terra G7 di Blackline Safety: un sistema unico al mondo.

Articolo di Massimiliano De Salve, dal 2018 Sales Manager Italia e Sud Europa per Blackline Safety.
Massimiliano De Salve di Blackline Safety

Massimiliano De Salve nasce a Milano nel 1970 e si laurea nel 1996 presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano con una tesi sulle operazioni di fusione negli aspetti civilistici e fiscali. Pur occupandosi di tematiche legate alla gestione amministrativa e finanziaria in qualità di controller, sviluppa una passione per le soluzioni tecnologiche nell’ambito della gestione delle emergenze derivanti dal lavoro in solitaria e/o in spazi confinati. Esperienze che a partire dal 2011 che lo porteranno a svolgere un percorso professionale in aziende medie fino al definitivo ingresso in Blackline Safety Europe nel 2018.
Determinazione/lavoro in team e problem solving completano le caratteristiche di questo professionista che ad oggi ha costituito un network di partner certificati nel territorio italiano composto da oltre 15 realtà attive nell’ambito della Safety.

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