Nel soccorso di un ferito traumatizzato ad esempio, con sospetto danno alla colonna vertebrale, si devono applicare delle procedure di estricazione e immobilizzazione del paziente. Per compiere queste procedure si utilizzano dispositivi o presidi medicali specifici a seconda del caso.
Questi possono essere ad esempio, una tavola spinale, un immobilizzatore spinale oppure un estricatore. Più avanti, vedremo nel dettaglio alcuni prodotti di Northwall per ciascuna tipologia di presidio per estricazione, immobilizzazione del paziente e anche per il trasporto.
Adesso, però, è doveroso fare una premessa e alcune considerazioni sui protocolli sanitari e sulle procedure di soccorso. Infatti, come in molti altri settori, anche il soccorso extraospedaliero ha subìto nel tempo aggiornamenti che hanno messo in discussione o quanto meno rivisto quello che sapevamo.

Le attuali procedure di soccorso extraospedaliero

Il soccorso extraospedaliero fonda le sue radici più moderne con l’era Farrington (1950-1970) definito il padre di EMS (Emergency Medical Services) negli Stati Uniti. Il Dottor Farrington, insieme ad altri colleghi dell’epoca, contribuì alla realizzazione di un elenco dei materiali essenziali per le ambulanze ed istituì il primo programma di formazione di base per i tecnici dell’emergenza medica (EMT).
Egli, introdusse un approccio sistematico al trattamento del ferito con l’immobilizzazione del paziente traumatizzato su tavola spinale e l’applicazione del collare cervicale (Studio: L’uso della tavola spinale dopo la fase pre-ospedaliera della gestione del trauma).
Questo protocollo, introdotto verso la fine degli anni ’60, è in uso attualmente in quasi tutti i servizi di emergenza del mondo. Si parla di questo protocollo di estricazione e immobilizzazione del paziente traumatizzato nell’articolo Death in a ditch del 1967 estratto dal bollettino dell’American College of Surgeons.

Efficacia e contro indicazioni delle procedure e dei dispositivi di estricazione e immobilizzazione del paziente traumatizzato

Con il passare degli anni, la ricerca, l’innovazione tecnologica e la formazione medico-scientifica hanno apportato profondi cambiamenti nelle procedure di assistenza al paziente nel soccorso extraospedaliero.
Tra le evidenze maggiori spiccano i metodi di approccio, trattamento e stabilizzazione del paziente vittima di trauma essendo, quest’ultimo, la prima causa di morte al mondo.
Tra le tante discussioni in ambito scientifico emerge una forte incertezza sull’utilizzo di alcuni dispositivi per l’estricazione e immobilizzazione del paziente. Infatti, sono diversi anni che si riflette su quale sia il presidio migliore da impiegare per stabilizzare e trattare la vittima di trauma.
Da quanto emerge però, inesatto, si continua a prediligere la famosa tavola spinale. Siamo sicuri che sia la scelta giusta? Siamo sicuri che “l’abbiam fatto sempre cosi” sia l’approccio corretto? Vi sono evidenze scientifiche a supporto di tale pratica? Chi si è mai informato o ha iniziato ad approfondire questo aspetto dal punto di vista clinico?

La risposta che ci rincorre è sempre la solita: “lo dice il protocollo”.

Non è detto però che il protocollo sia sempre allineato con le revisioni presenti in letteratura. Non esiste il trattamento unico per tutti, soprattutto, quando quel trattamento è povero, anzi poverissimo, di solide evidenze. La scienza, e in particolar modo la medicina, si basano sul rigoroso metodo scientifico.
Per essere definito tale bisogna “sollevare” un’ipotesi, creare lo studio rilevando le risposte, raccogliere i dati e poi validarlo secondo le evidenze riscontrate.

Ad oggi, non vi è alcuno studio scientifico che possa contribuire a supportare la pratica dell’estricazione e immobilizzazione del paziente su un asse rigido.

Anzi, contrariamente a quanto quotidianamente si fa, troviamo numerosi studi che ci forniscono indicazioni completamente diverse rispetto alle “consolidate” procedure:

Quando e quali dispositivi e procedure usare per l’estricazione e immobilizzazione del paziente traumatizzato

Per fare una corretta analisi sull’utilizzo dei dispositivi e delle procedure di estricazione e immobilizzazione del paziente, bisogna studiare un po’ di anatomia e fisiologia.
Innanzitutto, l’utilizzo della tavola spinale non “immobilizza il paziente”. Questo perché il presidio, in abbinamento al collare cervicale, non blocca completamente i movimenti di rotazione e flesso-estensione del rachide cervicale e soprattutto non riduce i movimenti laterali.
Oltre a ciò, dobbiamo prendere in considerazione una serie di “reazioni avverse” che i nostri pazienti manifestano nel momento in cui li sottoponiamo a tale pratica in modo incondizionato:

  • Disconfort;
  • Aumento della PIC (Pressione Intracranica);
  • Lesioni da pressione/decubito;
  • Dolore;
  • Aumento della frequenza ventilatoria e cardiaca;
  • Difficoltà nel gestire manovre di rianimazione avanzata come la gestione delle vie aeree;
  • Aumento della diagnostica in ambito intraospedaliero causa la sovrastima del dolore;
  • Aumento dei tempi di gestione del paziente in ambiente extra-ospedaliero (Scoop-Play-Run).

Tutto questo perché ci si è sempre basati sul rischio del danno secondario a carico della colonna.

Evidenze e revisioni, però, hanno ampiamente dimostrato come le lesioni secondarie non siano attribuibili a movimenti non controllati della colonna vertebrale. Anche a questo proposito esiste lo studio Spinal immobilisation for trauma patients (Cochrane 2001). Difatti, circa il 96% dei pazienti che subiscono un trauma, non riportano lesioni alla colonna vertebrale e, secondo sempre i dati che sono presenti sulle banche dati internazionali, la restrizione dei movimenti su asse rigido non deve essere applicata su tutta la sfera degli infortunati.
D’altronde il materassino della barella autocaricante nasce con lo scopo di trasportare il paziente quindi, fatta eccezione di alcune casistiche che analizzeremo successivamente, il consiglio è quello di valutare il paziente. Successivamente porlo direttamente sulla barella del mezzo di soccorso con il supporto eventualmente di un collare cervicale e delle classiche cinture di sicurezza per assicurarlo durante il trasferimento in ospedale. Così facendo stiamo operando secondo l’SMR (Spinal Motion Restriction).

Allora ci potremmo chiedere, quando ha senso limitare i movimenti e porre il paziente sulla barella spinale? Quando ci può essere utile?

Sicuramente la tavola spinale può essere utilizzata in tutte le fasi di estricazione e immobilizzazione del paziente per lo spostamento verso la barella autocaricante. Oppure in tutte quelle operazioni complesse di soccorso dove l’utilizzo del presidio ci facilita le manovre di messa in sicurezza.
Un’altra condizione che un soccorritore deve valutare è la distanza dall’ospedale di riferimento. Infatti, questo dato potrebbe condizionare la scelta di lasciare il paziente su tavola rigida (<10 Min dal Pronto soccorso) o procedere a rimozione dell’asse per tempi prolungati di trasporto (>10MIN).

E’ importante ricordare che il trasferimento del paziente dalla tavola spinale al materasso dell’autocaricante prevede un’adeguata formazione del personale di bordo.

In ambito intra-ospedaliero esistono dei supporti come i “Roller” o “Slide board” che consentono di movimentare il paziente in totale sicurezza.
In ogni caso, resta consigliata l’immobilizzazione del paziente su asse spinale quando si verificano le seguenti condizioni:

  • Livello di coscienza alterato (GCS < 15);
  • Intossicazione;
  • Dolore al collo/schiena o alla pressione della linea mediana del rachide;
  • Deformità anatomica della colonna vertebrale;
  • Presenza di deficit neurologici come la perdita delle funzioni cognitive/motorie/sensitive.

Il livello di coscienza viene misurato in GCS (Glasgow Coma Scale).

La Scala di Glasgow è lo strumento utilizzato per la valutazione dello stato di coscienza di pazienti vittime di gravi traumi, cerebrali e non. Si basa su una scala di punteggio dove ad ogni stimolo deve seguire una risposta del paziente e in base a quanto emerge viene conferito un valore numerico che va da un minimo di 3 (paziente incosciente) ad un massimo di 15 (paziente cosciente).
Per comprendere come si assegnano i valori e si interpretano le risposte del paziente clicca QUI.

Articolo di Marco Cerminara, Medical Product Specialist per Northwall Innovation.
Immobilizzatore spinale di Northwall Innovation

Marco è uno Specialista in Soccorso avanzato in emergenze Extraospedaliere. Da diversi anni si occupa di formazione in emergenza extra-ospedaliera operando soprattutto in ambiente impervio e nel sistema territoriale d’emergenza-urgenza 1-1-8/1-1-2.
Lo studio della medicina e l’esperienza sul campo gli consentono di poter mettere a disposizione il know how acquisito. Collabora con diverse figure professionali nella ricerca di soluzioni e procedure idonee applicabili in caso di emergenza sanitaria.

Abbiamo parlato di alcuni prodotti di Northwall Innovation in questo articolo: Immobilizzatore spinale: presentazione di 3 prodotti di Northwall Innovation.
Per scaricare listini, cataloghi e altro materiale di Northwall Innovation, clicca QUI.

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