Elmetto di protezione: norme e criteri di scelta

Sommario

Uno dei dispositivi di protezione individuale più utilizzati è l’elmetto di protezione o anche casco protettivo, che va conosciuto bene per poter scegliere con cura.
Sul mercato si trovano innumerevoli tipi di elmetto di protezione con foggia, colori, materiali e prezzi differenti. La scelta del modello più adatto per la nostra mansione non è sempre semplice. 

L’analisi dei rischi nella scelta dell’elmetto di protezione

Per prima cosa dobbiamo effettuare un’analisi del rischio per evitare di acquistare un elmetto di protezione che non sia conforme al tipo di attività che dobbiamo svolgere.
Potrebbe infatti non proteggere a sufficienza o essere sovradimensionato rispetto al pericolo da cui ci dobbiamo tutelare.
Per una maggiore informazione riguardo alla scelta dei Dpi vi rimando all’articolo sui DPI per il soccorritore.
Fatta l’analisi del rischio, vediamo a quale norma deve rispondere il casco che ci serve.

Elmetto di protezione: caratteristiche e normative di riferimento

Le normative di riferimento per l’elmetto di protezione possono essere diverse a seconda del tipo di utilizzo cui sono destinati.
Le normative possono essere:

  • EN 397
  • EN 12492
  • EN 14052
  • EN 50365
  • EN 16471:2014 e EN 16473:2014
  • EN 443
  • EN 1385
  • EN 812

 

Vediamole nel dettaglio.

Normativa EN 397

Per quanto concerne l’elmetto di protezione la prima normativa di riferimento è la EN 397 che recita quanto segue:

“La norma specifica i requisiti fisici e prestazionali, i metodi di prova e i requisiti di marcatura per gli elmetti di protezione per l’industria. I requisiti obbligatori si applicano agli elmetti di uso corrente nell’industria. Gli elmetti di protezione per l’industria sono destinati essenzialmente a proteggere l’utilizzatore da oggetti in caduta e dalle lesioni cerebrali e fratture del cranio che possono derivarne.”

 

È la norma a cui rispondono la maggior parte dei tipi di elmetto di protezione presenti sul mercato, siano essi caschi da €2,00 o da €90,00, con forme e materiali diversi.
I requisiti base sono:

  • Resistenza agli urti: peso di 5 kg rilasciato da un’altezza di 1 mt e forza di
    impatto circa 49j. Come risultato deve assorbire l’urto trasferendo
    meno energia possibile alla testa. La forza trasmessa deve essere
    <5Kn;
  • Resistenza alla penetrazione: una massa di 3kg appuntita che viene
    fatta cadere da 1 mt. Non ci deve essere penetrazione;
  • Resistenza alla fiamma dopo un’esposizione di 5 sec.

Per quanto riguarda le caratteristiche, elmetto di protezione EN 397 può essere con sottogola o senza. 

Per poter svolgere un lavoro in quota il sottogola deve essere presente. Inoltre, il cinturino sottogola si deve sganciare tra i 15 daN e i 25 daN (circa 15-25 kg). Questo al fine di evitare che l’operatore che rimanga appeso o incastrato con l’elmetto possa rimanere strangolato.
Un accessorio consigliato anche per il soccorritore, per far si che il casco rimanga ben saldo in testa.
Può anche essere accessoriato con visiere lunghe o corte, cuffie per la protezione dell’udito, torce da testa.

Esempi di elmetto di protezione di CAMP
Due esempi di elmetto protettivo: CAMP Ares e CAMP Skylor.

L’elmetto di protezione può avere anche alcuni requisiti facoltativi:

  • Temperatura molto bassa –20°C o –30°C, secondo i casi;
  • Resistenza all’urto e alla penetrazione ad una temperatura di 150 °C;
  • Isolamento elettrico 440V c.a.;
  • Deformazione laterale LD: viene sottoposto ad un carico laterale di 430N e la
    deformazione deve essere inferiore ai 15mm;
  • Spruzzo metallo fuso MM: resistenza al contatto con 150g di metallo fuso.

 

Gli elmetti di protezione chiusi possono essere certificati anche EN 50365, che è la norma per la protezione da arco elettrico. Un esempio di questo tipo di casco di protezione è il modello ARES di C.A.M.P.
L’elmetto di protezione a norma EN397 è un DPI che rientra nella 2° categoria, tranne il caso in cui sia testato anche per l’isolamento elettrico. In questo caso rientra nella III^ categoria, con obbligo di addestramento, ispezione, ecc.
A questo proposito di consiglio di leggere l’articolo sulla Normativa DPI.
L’elmetto di protezione EN 397 è un casco protettivo adatto per il Soccorso Sanitario, Protezione civile, Soccorso fluviale e USAR.

Normativa EN 12492

La normativa EN 12492 si riferisce ad un elmetto di protezione specifico, ovvero: “Attrezzature per alpinismo – Caschi per alpinisti – Requisiti di sicurezza e metodi di prova”.
Sono caschi protettivi normalmente utilizzati per gli sport da montagna e per alcuni tipi di lavoro su fune
Su questi, i produttori si sbizzarriscono maggiormente con forme e colori, dato l’approccio sportivo.

esempi di elmetto di protezione

Rispetto alla EN 397, l’elmetto di protezione EN 12492 è testato con il peso da 5 kg posto a 2 mt anziché 1 mt.

Il test viene effettuato non solo nella parte superiore, ma anche nella parte laterale, frontale
e posteriore. La forza trasmessa deve essere inferiore ai 10 kN.
Anche in questo caso è previsto il test di penetrazione con una punta di 3kg lasciata cadere
da 1 mt. Non ci deve essere contatto con la testa.
Inoltre, il cinturino sottogola, sempre presente, si deve sganciare oltre i 50 daN (circa 50 kg).
Questo perché l’operatore che cade da una parete o lungo un pendio, non deve perdere l’elmetto di sicurezza al primo urto lasciando cosi il capo scoperto.
Oppure in caso di una caduta sassi dall’alto, il casco protettivo non si deve sganciare alla prima pietra che arriva.
E’ un elmetto di protezione adatto per il Soccorso in ambiente impervio, Soccorso Alpino, ecc.

Normativa EN 14052

L’elmetto di protezione EN14052 è un “Elmetto ad elevate prestazioni per l’industria”, come recita la norma ed è un casco protettivo simile a quelli rispondenti alla norma EN 397.
Il casco però viene testato per la resistenza agli urti con il peso da 5 kg rilasciato da 2 mt, non solo sulla parte sommitale, ma anche su diverse inclinazioni dello stesso.
Può avere gli stessi requisiti aggiuntivi del casco protettivo a norma EN 397.

esempi di elmetto di protezione norma EN 14052

In Italia è poco utilizzato. Inoltre, è un elmetto di protezione più pesante di altri e pertanto un po’ più scomodo da portare. 
Anni fa ci fu un tentativo di far allargare questa norma anche ai caschi da soccorso in tutta Europa, ma poi non se ne è fatto più nulla.
L’elmetto di protezione EN14052 è un casco protettivo adatto per Soccorso Sanitario, Protezione civile e USAR.

Normativa En 50365

È una normativa prevista per gli elmetti isolanti da utilizzare su impianti a basso voltaggio. Di base troviamo sempre un elmetto che supera la En397 o la EN14052.
Dove gli elmetti sono destinati a essere utilizzati in ambienti in cui esiste il potenziale per il contatto con tensione elettrica non superiore a 1000V ac o 1500V dc, gli elmetti devono essere sottoposti a test di isolamento elettrico secondo la norma EN 50365.

Gli elmetti devono impedire che la corrente elettrica percorra il corpo umano passando per la testa.

Naturalmente, in questi tipi di attività, gli elmetti faranno parte di una vestizione completa dell’operatore atta ad eliminare questo rischio. Questa norma supera i requisiti dei test facoltativi di resistenza elettrica nelle norme EN 397 ed EN 812 e i requisiti elettrici della EN 443. Il metodo di test, tuttavia, è piuttosto simile al test dell’elmetto bagnato in quelle norme: il guscio dell’elmetto viene riempito d’acqua e galleggia in un serbatoio d’acqua.

Gli elettrodi sono posizionati nell’acqua e all’interno e all’esterno del guscio.

Successivamente, una tensione di 5000V (test di verifica) o 10.000V (test di resistenza) viene applicata tra i due.
Nel test di verifica la corrente che attraversa l’elmetto non può superare i 3,5 mA affinché l’elmetto sia accettabile. Invece, nel test di resistenza l’elmetto deve semplicemente sopravvivere all’applicazione della tensione (ossia senza subire perforazioni o deterioramenti del materiale). Prima del test, gli elmetti sono sottoposti a abrasione meccanica (levigatura) e immersi in acqua per 24 ore, al fine di rimuovere eventuali strati protettivi che potrebbero essere consumati nell’uso.

Contrariamente a quanto si dice, secondo la norma questi elmetti possono includere delle prese d’aria.

L’importante è che proteggano dal contatto con il capo in un test effettuato con una particolare sonda molto sottile. Eventuali fori di ventilazione nell’elmetto sono riempiti con mastice o adesivo per elettricisti al fine di prevenire la penetrazione dell’acqua durante il test.
Quando si utilizzano questi elmetti per la protezione da arco elettrico bisogna sempre indossare anche la relativa visiera lunga.

Visiera lunga applicata ad un elmetto di protezione

Norma EN16471:2014 e normativa EN 16473:2014

La norma EN 16471:2014 specifica i requisiti minimi per l’elmetto di protezione per la “lotta contro l’incendio boschivo e/o di vegetazione che proteggono la parte superiore della testa principalmente contro gli effetti di un impatto, di una penetrazione, del calore, delle fiamme e delle braci ardenti”.
La norma EN 16473:2014 specifica invece i requisiti minimi per l’elmetto di protezione per “soccorsi tecnici, che sono destinati a proteggere la parte superiore della testa principalmente contro gli effetti dei pericoli meccanici, quali l’impatto e la penetrazione, della fiamma, dei pericoli elettrici e chimici“.
Sono due norme con scopi leggermente diversi, ma di solito vengono associate in uno stesso casco protettivo, dato che i requisiti fondamentali sono gli stessi in entrambe le norme.

esempi di elmetto di protezione norma EN16471:2014 norma EN 16473:2014

Come nella norma EN 12492 anche l’elmetto di protezione viene testato la resistenza agli urti e alla penetrazione. 

Inoltre, viene testato:

  • Assorbimento degli impatti (superiore e laterale);
  • Resistenza alla penetrazione;
  • Resistenza alla deformazione laterale;
  • Protezione contro particelle ad alta velocità;
  • Resistenza alle fiamme;
  • Resistenza termica (convezione e calore radiante);
  • Sistema di ritenuta sottogola;
  • Resistenza elettrica;
  • Resistenza al contatto con sostanze chimiche liquide;
  • Prestazioni alle basse temperature (–30 °C).

Questi tipi di elmetto di protezione sono DPI di 3° categoria e pertanto soggetto ad addestramento e ispezioni annuali.

Possono avere anche la certificazione EN 12492 perché i requisiti di base sono gli stessi. Inoltre, di solito hanno aperture per la ventilazione che possono essere chiuse quando ci si avvicina agli incendi, per evitare la penetrazione di braci e cenere.
Possono anche essere compatibili con maschere facciali dedicate o con sistemi di comunicazione.
E’ un casco protettivo normalmente dotato di visiera o di occhiali di protezione oltre ad una calotta per la protezione nucale.
Questo tipo di casco protettivo pesa quasi sempre oltre i 500 gr.
È un elmetto di protezione per AIB, Protezione civile, Vigili del Fuoco, USAR.

Normativa EN 443: il casco protettivo per i Vigili del Fuoco

La normativa EN 443 indica un elmetto di protezione per i VVF e recita come segue:

“La norma specifica i requisiti minimi per gli elmi per i vigili del fuoco per proteggere la parte superiore della testa principalmente contro gli effetti derivanti da impatto, penetrazione nonché calore e fiamma durante la lotta contro gli incendi in edifici ed altre strutture”.

 

Se la EN 16471 norma il casco protettivo per gli incendi boschivi, la norma EN 443 regolamenta invece i caschi per uso durante gli incendi strutturali.

esempi di elmetto di protezione norma EN 443

Nell’incendio boschivo l’elmetto di protezione può essere un po’ più leggero e più aerato.

Questo perché il tipo di attività prevede un contenimento delle fiamme in una determinata area e operazioni di bonifica.
Nell’incendio strutturale invece si potrebbe entrare direttamente negli edifici e il contatto con fiamma e calore è sicuramente più frequente e più diretto.
È un elmetto di protezione complesso e le parti che lo compongono sono: 

  • Calotta esterna;
  • Calotta interna;
  • Bardatura;
  • Sistema di ritenzione a sottogola con mentoniera;
  • Schermo oculare a visiera;
  • Schermo intero;
  • Attacco per maschere facciali;
  • Protezione nucale.

 

elmetto di protezione vigili del fuoco

I test di impatto e penetrazione sono simili alla norma EN 12492 mentre la resistenza alle temperature può variare da -50° fino a +250°.
Quasi sempre hanno una doppia visiera a scomparsa. La prima solo a mascherina mentre la seconda più esterna è a facciale completo. La seconda è anche schermata contro il calore tramite superficie riflettente.
È un elmetto di protezione adatto a Vigili del Fuoco, Antincendio Boschivo, ecc.

EN 1385 per acque torrentizie e soccorso fluviale

La norma EN 1385 “specifica i requisiti per gli elmetti per canoa-kayak e sport in acque torrentizie”. Infatti, è la norma di riferimento per l’elmetto di protezione da soccorso fluviale
Molto spesso però si utilizzano anche un casco protettivo a norma EN 397 che è più protettivo sulla calotta. Inoltre, il cinturino che si sgancia ad una forza tale da non rischiare di restare impigliati sott’acqua.

esempi elmetto di protezione norma EN 1385

BSI PAS028

La PAS028 è stata pubblicata dalla British Standards Institution (BSI), un’organizzazione
che si occupa di pubblicare norme di sicurezza e di qualità per una vasta gamma di prodotti e servizi. La BSI è riconosciuta come un’autorità di riferimento per la definizione di norme di sicurezza e qualità e la PAS028 è una delle molte norme che ha pubblicato per garantire la sicurezza dei prodotti utilizzati in vari settori.
PAS 028:2002 è una specifica norma progettata per caschi destinati a proteggere chi lo
indossa da collisioni in imbarcazioni a motore o moto d’acqua.

Caschi Multiruolo

Una particolare menzione per i cosiddetti Caschi Multiruolo. Sono caschi progettati per attività di soccorso tecnico che possono essere utilizzati in diversi ambiti e per questo devono rispettare più norme contemporaneamente.
Sono utilizzati ad esempio, dai gruppi SAF (Speleo Alpino Fluviale) dei Vigili del Fuoco che possono trovarsi ad operare in incendi, attività di soccorso in montagna o soccorso fluviale.

Le norme a cui possono rispondere sono:

  • EN 12492: Caschi per alpinismo;
  • EN 397: caschi per attività industriali (solo per le resistenza della calotta). Lo sgancio del cinturino risponde all’EN12492);
  • EN 1385: Elmi per canoa, kayak e sport in acque torrentizie;
  • EN 16471: Elmi per vigili del fuoco – Elmi per la lotta contro l’incendio boschivo;
  • EN 16473: Elmi per vigili del fuoco – Elmi per il soccorso tecnico;
  • PAS 028: Marine safety helmet;
  • EN14052: Elmetto ad elevate prestazioni per l’industria.

 

Uno dei caschi più utilizzati con queste caratteristiche è il HELMET SAFETY SAR (HSS) di Mercoledisanto Rescue & Adventure.

Esempio di utilizzo elmetto di protezione hss4
Esempio di utilizzo elmetto di protezione hss1
Esempio di utilizzo elmetto di protezione hss3
Esempio di utilizzo elmetto di protezione hss2

Bump cap

Chiamati anche “antiscalpo”, non sono dei veri e propri elmetti, ma solo dei copricapi di protezione antiurto. La norma di riferimento è la EN812. Sono pensati per essere utilizzati dove non c’è alcun rischio di caduta di oggetti dall’alto, ma solo di urti contro soffitti bassi o oggetti sporgenti.

I requisiti di base sono:

  • Resistenza all’urto: forza trasmessa alla testa ≤15,0 kN una massa di 5 kg che cade dall’altezza di 25 cm;
  • Resistenza alla penetrazione: nessuna penetrazione con una punta di 0,5 kg che cade dall’altezza di 50 cm.
bumpcap

Consigli sulla scelta dell’elmetto di protezione

Ecco alcuni consigli utili che possono guidarti nella scelta di un elmetto di protezione adeguato alle tue esigenze.

Leggere il manuale del produttore

Il primo consiglio e anche quello più importante è leggere sempre il manuale prima dell’acquisto.
Infatti, abbiamo elencato ed illustrato le normative principali che normano un qualsiasi elmetto di protezione che possiamo trovare sul mercato. In alcuni casi però, possono anche coesistere sullo stesso dispositivo più normative. Altre volte questo non è possibile come ad esempio, tra la EN 397 e la EN12492 per evidenti ragioni di incompatibilità sulla forza di sgancio del cinturino.

A volte accade perfino che i cataloghi dei produttori possono trarre in inganno l’acquirente perché elencano entrambe le norme sullo stesso prodotto.

Infatti, può accadere che sul manuale sia specificata una certificazione secondo la EN 12492, ma che l’elmetto di protezione risponde anche alla EN 397, ma solo per la resistenza del casco alla forza di impatto.
Alcuni produttori hanno effettivamente certificato un casco protettivo rispondente ad entrambe le norme. Ad esempio, dando la possibilità o di cambiare il cinturino o di agire su un selettore che “cambia” la resistenza del sottogola.

Giusto livello di protezione

La scelta dell’elmetto di protezione deve essere ben ponderata, per evitare di avere un casco poco protettivo oppure troppo protettivo. In quest’ultimo caso potrebbe portare perfino ad un rischio maggiore rispetto a quello da cui ci vorremmo proteggere.
Mi è capitato infatti di vedere volontari di ambulanza indossare un casco protettivo per VVF. Scelta inutile che pregiudica la mobilità, la visibilità e la comodità. Se ad esempio, devi infilarti in un’auto accartocciata per stabilizzare il ferito, rischi di restare incastrato a tua volta. 
Oppure, se non sei abituato a portarlo, dopo 10 minuti che ce l’hai indosso ti fa male il collo.
Viceversa, vedo operatori AIB andare a fare una bonifica con un banale caschetto da muratore.
Al primo cespuglio che devi spegnere o al primo giro di vento quando ti ritrovi l’incendio alle spalle, il casco ti si squaglia in testa.

Accessori per l’elmetto di protezione

Per il casco da lavoro sono disponibili diversi accessori come ad esempio, torce, cuffie, visiere lunghe e corte, sahariane, adesivi per scritte, ecc.
Vediamone alcuni insieme.

Elmetto di protezione con visiera

Le visiere per l’elmetto di protezione possono essere lunghe o corte, completamente trasparenti o fumè. Normalmente sono certificate EN 166 per la protezione degli occhi. Un altro tipo di visiere sono quelle a rete da utilizzare per la selvicoltura.

Casco da lavoro di CAMP con visiera trasparente.
Casco da lavoro di CAMP con visiera fumè.
Visiera a rete per la protezione degli occhi

Torcia per elmetto di protezione

Sull’elmetto di protezione si possono applicare anche le classiche torce frontali, per capirsi quelle con elastico, che sono tenute ferme da appositi supporti presenti sul casco. Alcuni produttori hanno previsto torce che si collegano direttamente al casco.
Interessante è questa soluzione di ADALIT Torcia per mano o casco ATEX “ZONA 0/20” ADALIT L-1 – Safco Italia che si può montare sul casco con un supporto magnetico oppure con un altro supporto nelle slot delle cuffie.
Con questa soluzione si può avere la torcia montata anche con la visiera sollevata.

Danilo Girelli con Casco da lavoro di CAMP con torcia Adalit.

Cuffie per elmetto di protezione

Sul casco da lavoro si possono montare cuffie con diversi gradi di protezione acustica. Normalmente sono presenti lateralmente degli slot dove le cuffie sono inserite ad incastro. In genere questi attacchi sono utilizzabili con cuffie 3M Peltor o similari anche se alcuni produttori hanno a catalogo specifici modelli di cuffie.

cuffie di protezione per orecchie

Personalizzazione dell’elmetto di protezione

Mi capita spesso anche di vedere un elmetto di protezione pieno di adesivi e scarabocchi. Normalmente sui manuali c’è scritto che è vietato apporre adesivi o scrivere con pennarelli. A meno che non siano previste delle apposite zoneoppure che gli adesivi siano approvati dal produttore.
Questo perché il solvente degli adesivi o delle vernici potrebbe danneggiare il materiale del casco. Inoltre, gli adesivi mascherano eventuali rotture della calotta.

Scadenza elmetto di protezione

Il casco protettivo solitamente ha una scadenza che va dai 5 ai 10 anni e la trovi sul manuale del produttore. Alcuni produttori, come ad esempio C.A.M.P. (www.camp.it)  offrono anche 2 anni di stock a magazzino.
Nel suo corso di vita è possibile comunque procedere ad un’ispezione per verificare il suo stato di conservazione. Ad esempio, si possono controllare le bardature interne. Queste infatti devono essere preferibilmente in poliuretano perché la spugna assorbe molto sudore e devono essere facilmente sostituibili e lavabili.

Per informazioni tecniche e commerciali sull’elmetto di protezione Contattami

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